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Il tempo se lo mangiavano gli occhi

Unsere Augen verschlangen die Zeit

2023

Questo libro offre un viaggio metaforico, poetico, a Grado, luogo del cuore dell’autrice. I luoghi del cuore sono luoghi dell’anima. Grado è così. Molte sono le suggestioni di lettura. Le parole suonano e ri-suonano dentro. L’augurio è che vi arrivi quella risonanza profonda.

Dieses Buch ist eine metaphorische, poetische Reise durch Grado, Herzensort der Autorin. Die Orte des Herzens sind Orte der Seele. Grado ist solch ein Ort. Viele und vielartig sind die Eindrücke beim Lesen. Die Wörter klingen und ihr Echo ertönt im Inneren. Mein Wunsch ist, dass sie auch im tiefsten Inneren der Leser widerklingen mögen.

In copertina: foto di Ezio Zaia

Libreria al Segno Editrice, Pordenone

978-88-98449-52-1

Copertina del libro Il tempo se lo mangiavano gli occhi

La vita è un viaggio. Questo libro offre un viaggio, metaforico, poetico, in uno dei miei luoghi del cuore: Grado. I luoghi del cuore sono luoghi dell’Anima, che coinvolgono tutto il mio Essere. Sono luoghi che scattano in risonanza col mio dentro. Luoghi nei quali, già la prima volta che ci vado, mi sento bene, mi sento a casa. Luoghi che mi fanno vivere il qui e ora, abbandonando i voli pindarici della mente. Luoghi nei quali mi sento in armonia, con me stessa e col creato.

Grado è così.

Ogni volta che ho l’opportunità di andarci, di esserci, mi riempio di bellezza: di quello che vedono gli occhi, degli aromi che sento nell’aria, dall’odore del mare con l’alta o bassa marea, dal suono delle onde, dai gridi dei gabbiani, dal suono del silenzio che, al mare, è diverso da quello di terraferma, dai profumi di cucina, dall’odore della storia. Mi riempio del dialetto che ricama le calli, della gentilezza delle persone, sconosciute, che incontro e sono disponibili al contatto umano.

Grado si può raccontare in prosa, in poesia, nei quadri, in musica. Io preferisco la poesia, è la modalità più vicina alle mie corde.

Questa plaquette, donata al Comune di Grado, è il segno di un amore iniziato molti molti anni fa.

Nel libro troverete la traduzione tedesca a fronte, fatta dalla prof. Petra Kloetzner delle 22 poesie che la costituiscono.

È stata una scelta istintiva, come omaggio ai turisti austriaci e tedeschi che amano Grado. La loro numerosa presenza, non solo d’estate, ne è testimonianza.

Dalla postfazione

…del Prof. Antonio Dulio, past President del Comitato di Pordenone della Società Dante Alighieri

Le poesie raccolte ne Il tempo se lo mangiavano gli occhi, in cui le parole dialogano con le immagini (di Ezio Zaia), sono dedicate a Grado, l’isola del Sole, e ci restituiscono il suo mare, il respiro del tempo della sua storia millenaria che la Basilica di Sant’Eufemia custodisce e i suoi tramonti e i solidi scogli in un continuo rimando di immagini ed evocative suggestioni.

L’isola qui è il solo luogo dell’anima perché tra Grado e Maria Pina c’è profonda sintonia, corrispondenza d’amorosi sensi e basta ad esprimere l’universo di sentimenti.

Quando ho saputo di questa nuova fatica letteraria ho chiesto di leggerla mentre era ancora di bozze di stampa, anche perché con le socie e i soci della nostra Associazione avevamo dedicato recentemente una giornata a visitare Grado, con la preziosa guida di una nostra socia, gradese d’adozione, la professoressa Manuela Botto Menocci.

Finita la lettura, non ho avuto dubbi e ho ritenuto che dare il patrocinio della nostra Associazione a questa pubblicazione sarebbe stato il modo migliore per mettere il suggello a quella bellissima giornata.

Ringrazio Maria Pina per aver accolto la mia proposta e sono certo che queste poesie gradesi saranno apprezzate anche dai soci dei Comitati della vicina Austria con i quali siamo in contatto ed ai quali invieremo copia di questa raccolta come testimonianza ella nostra amicizia e ambasciatrice del fascino di questo bellissimo luogo del cuore.

All’origine

E dovettero arrendersi

i nordici aggressori

alla vista del mare

I cavalli

di terra e steppa sotto gli zoccoli

nitrivano sconfitti

dall’acqua di laguna

culla e trappola

Sparuti uomini e donne

laggiù in fondo

in salvo sull’isola

iniziavano una nuova vita

Foto di Ezio Zaia

È sempre emozione

È sempre emozione

questo segno di pace

che oggi si esprime

nella millenaria basilica

di Grado

e chino la testa

e sorrido lieve

di quell’amore universale

che mi porto da altre vite

ed è l’inchino

retaggio di rituali d’Oriente

dove una volta ero

Foto di Ezio Zaia

A forma di cuore

A Barbana

Salmastro

sale l’odore

di questo mare piatto

la laguna di Grado

dà pace

Qui a Barbana

all’incrocio

tra mare e terra

dove la vista può spaziare

mi faccio accarezzare

dal vento

e guardo un albero

sdraiata

Tra le foglie

la luce del sole

si presenta

a forma di cuore

Foto di Ezio Zaia

Commenti

“Il tempo se lo mangiavano gli occhi”.

Un verso, una firma autoriale.

In questo titolo dell’ultima raccolta di Maria Pina La Marca è la “summa” del fare poetico di una scrittrice nata a San Severo, nel foggiano, ma ormai da molto tempo pordenonese d’adozione e gradese di sentimento.

Gli occhi : la poesia di Maria Pina è innanzitutto sguardo. E vibrazione . I luoghi - in questo caso l’isola d’oro di Grado, il suo paesaggio e la sua natura, ma anche la sua storia e la sua gente - sono sempre indagati con attenzione per cogliere qui i “merletti” bluastri di un gruppo di meduse di passaggio, qui certi particolari preziosi della basilica di Sant’Eufemia, qui la “luce gialla della notte sulla diga”, qui, ancora, “un cormorano sentinella” nella “laguna” dal “fondale corrugato”.

La scoperta dei luoghi è comunque sempre un’esperienza sensoriale , che, oltre a ricercare le pennellate di colore, si sofferma continuamente su aspetti olfattivi e fonici, intrecciando odori, suoni, immagini in una mutevole sinestesia che trasforma le “note” di un organo in “anelli di luce” e il salmastro profumo del mare in carezza di vento.

Se dunque un elemento del poetare della nostra autrice è lo sguardo, con tutta la capacità panica che si porta dietro, un altro non meno importante, anzi, direi, fondante è la riflessione sullo scorrere del tempo .

Da un lato sapore di caducità, precarietà, storia e passato , dall’altro presente e bisogno di assoluto e di armonia , del “sempre” che solo la Natura è capace di testimoniare (si veda “perché Grado/ sempre c’è” in “Scogli”, pp. 54 s.).

Così in successione ossimorica nelle liriche si alternano ora l’inquietudine delle tenebre notturne gradesi, ora la “solidità d’affetti” promessa dagli scogli cristallini dell’isola; ora le “ombre lunghe” della laguna, ora gli “schizzi di luce” simili a fuochi d'artificio; ora un cielo grigio che sa di bora, ora la “prolungata carezza” del sole che danza con le onde.

D’altronde Grado è doppia, ossimorica essa stessa : nelle poesie di Maria Pina è “labirinto” e “conforto”, è “culla”, “trappola” e “strada” a un tempo. E’ inizio e fine, approdo e partenza, vita e morte, cammino lento ma anche ricerca perenne di pace e di equilibrio.

E veniamo infine al verbo metaforico “mangiare” del titolo : nelle poesie di questa breve raccolta si respira certo ansia di “quiete immobilità” (“Meduse”, pp. 12 s.) come della pace contemplativa del “chiostro” (“Mare aperto”, pp. 10 s.), ma altrettanto urgente è la voglia di andare, gustare, assaporare e vivere.

Si osservino in proposito l’assenza di punteggiatura (che nulla ostacoli il flusso della coscienza…) e la redazione stessa dei versi anche in tedesco per lasciare spazio a suggestioni foniche e di apertura al mondo; si considerino poi certi verbi di movimento , spesso isolati e rilevati dallo spazio bianco intorno, come l’icastico “pattino” (in “Dondolare” pp. 52 s.), ma soprattutto ci si soffermi sulla figura emblematica del gabbiano , che da terra, dopo due, tre passi si libra in volo (“Mare d’inverno”, pp. 64 s.) e sa godere del “volare/ e va” (“Gabbiano esperto”, pp. 42 s.).

Il gabbiano diventa così paradigma dell’umano e maestro di vita al tempo stesso: conosce la posizione di stallo, sa affrontare le minacce della bora, ma sa anche volteggiare tranquillo assaporando senza pensieri i colori di un mare che pure è quello invernale.

Un poeta cerca sempre di leggere attraverso la sua sensibilità il mondo che lo circonda e come la Sibilla affida poi i suoi oracoli alla Natura e alla parola, espressioni ordinate dell’oscuro caos esistenziale.

Maria Pina lo fa inchinandosi di fronte alla bellezza di un mare che coglie sempre aperto, interrogandosi sul suo essere nel mondo (“solo la tortora zoppa/sa dove sono”, in “Grado”, pp. 16 s.) e interpretando ogni occasione d’incontro come regalo per sé e per i lettori.

La vita, ci dice pagina dopo pagina, consiste in un’”onda indefinita” che seguiamo spesso inconsapevolmente, ma anche in un disegno superiore che, al di là dei nostri limiti di comprensione, la geometria perfetta del creato testimonia indiscutibilmente.

Stefania Savocco

Sei brava, molto brava! Leggere le tue poesie è sentire l' anima farsi leggera e vibrare. Grazie.

Leli Pellegrina

Udine

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